Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi, è una storia profondamente intima, dolorosa, nella quale l’autrice si mette a nudo raccontando il suo desiderio di maternità, le difficoltà, le speranze, le delusioni e soprattutto quel senso di colpa che può diventare un peso insopportabile.
Così che ci ritroviamo a conoscere più lati di questa autrice che ha dedicato gran parte della sua vita alla scrittura, scegliendo in passato di non diventare madre… ma quando il momento è giunto, quando finalmente si sentiva pronta, le è stata negata questo naturale percorso di una madre. Qui lei si è sentita punita, per la sua scelta di gioventù., scoprendo che non sempre la vita segue i nostri progetti.
Quello che trovo particolarmente interessante di questo libro è il modo in cui affronta argomenti ancora oggi difficili da condividere, la maternità, l’aborto, l’infertilità, il rapporto con il proprio corpo, ma anche la rabbia e l’invidia, sentimenti che spesso ci vergogniamo persino di ammettere. La scrittura della Lattanzi è diretta, a tratti cruda, senza il tentativo di rendere più sopportabile ciò che racconta. Non cerca di apparire sempre forte, comprensiva o razionale, ma ci mostra anche le sue contraddizioni, le sue fragilità e i pensieri meno confessabili. E forse è proprio questo l’aspetto più significativo del romanzo: ricordarci che non esistono sentimenti giusti o sbagliati quando si attraversa una sofferenza così profonda. Una lettura che invita a riflettere su quanto la società continui a giudicare le donne per le loro scelte se non vogliono figli devono giustificarsi, se li desiderano e non arrivano devono sopportare domande, consigli e aspettative.
Un libro sicuramente non leggero, che può anche mettere a disagio, ma che ha il merito di dare voce a esperienze troppo spesso vissute nel silenzio.
E alla fine mi rimane una riflessione: quante volte, senza rendercene conto, giudichiamo una persona senza conoscere la battaglia che sta combattendo?