amo i libri: diario di lettura

Grande meraviglia di Viola Ardone

Recensione senza filtri
sinossi
Una storia ambientata negli ultimi anni dei manicomi, raccontata attraverso il doppio punto di vista di Elba, ragazza cresciuta all'interno della struttura pur essendo sana, e del dottor Meraviglia. La narrazione, con un lessico infantile ma evocativo, simula un flusso di pensieri apparentemente "alienati" che in realtà riflette le dinamiche di categorizzazione e disumanizzazione di tutta l'umanità.
Recensione

Ho letto recensioni contrastanti su questo libro, ma io lo reputo MERAVIGLIOSO, nel senso etimologico del termine, che stupisce: l’attenzione ai dettagli più trascurabili che si caricano di significato psicologico e filosofico, il lessico infantile ma evocativo, le emozioni umane cosi spontanee.

Raramente un libro mi fa piangere, e questo ci è riuscito non suscitando tristezza o malinconia, ma risvegliando in me una profonda presa di coscienza. Confermo per esperienza che ogni libro deve essere letto nel momento giusto perché smuova qualcosa e gli ultimi cinque giorni si vede che erano perfetti per provocare un bel terremoto emotivo. Non è una lettura per tutti sia dal punto di vista tematico che è oggettivamente una storia drammatica, sia dal punto di vista ritmico, grazie a un esperto bilanciamento di azione, stasi e riflessione che accompagnano con dolcezza.

Spesso la lettura è stata imprevedibile e spiazzante, ma necessaria e solida. Il titolo e la copertina mi avevano incuriosita tantissimo, ma non avevano annunciato una storia cosi profonda e delicata come ho trovato tra le pagine.

La trama riguarda gli avvenimenti relativi agli ultimi anni dei manicomi aperti: in modo asciutto e sincero si assiste a pratiche assurde e dolorose, si attraversa disagio, violenza psicologica e rassegnazione, che lasciano il segno. I due protagonisti, però, dimostrano anche un’estrema lucidità e resilienza che abbattono gli stereotipi; seppur la storia dei “matti che son tutti gatti, gatti da legare” sia raccontata dal duplice punto di vista di due persone sane, la giovane Elba e il sotuttoio dottor Meraviglia, la narrazione procede simulando un flusso di pensieri alienati che solo apparentemente può riferirsi a quello degli ospiti del manicomio, ma in realtà, e lo si capisce via via nel corso della lettura, è quello di tutta l’umanità che ha sempre cercato di categorizzare e distinguere tra dicotomie finendo col disumanizzarsi.

L’originalità della storia sta nell’intreccio di situazioni e riflessioni che appaiono normalità a chi come Elba ha vissuto fin dalla nascita in un manicomio, pur essendo sana, ma anche a chi come il dottor Meraviglia ha ostinatamente cercato di vivere col paraocchi programmando sistematicamente tutto e tutti. Ogni singolo personaggio è caratterizzato in modo verosimile e completo dimostrando un’evoluzione coerente e genuina, trattata con umorismo.

Insomma, non è la classica storia a lieto fine, ma vera e imperfetta, nella quale non solo si “avverte il contrario”, ma “si sente il contrario”. Le lacrime che spontaneamente sono esondate lungo le mie guance, hanno scavato al di sotto della superficie e dalle ferite si è liberata la consapevolezza di essere quel che si è senza sé e senza ma.

Grazie Viola Ardone.

Irene Giacomelli

copertina
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